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SONIC YOUTH performing DAYDREAM NATION @ Roma (07/07/07)
18 Nov 2007, 20:47 by psychodandy
SONIC YOUTH performing DAYDREAM NATION @ Roma (07/07/07)
In ciò che leggerete non c’è niente di vero. Già il presupposto ha poco di reale, che cioè i Sonic Youth portino dal vivo “Daydream Nation” senza una particolare ricorrenza come un ventennale o un trentennale - se non l’uscita dell’edizione deluxe – ma diciannove anni dopo quel 1988 che accelerò l’evoluzione del rock anticipando parte degli anni novanta e non solo. Lo stesso “Daydream Nation”, a partire dal titolo, di reale ha sempre avuto molto poco, capace com’è stato di accogliere la nervosa melodia figlia legittima della rabbia iconoclasta garage-punk sotto il tetto della sperimentazione chitarristica più rumorosa e dissonante (che da allora assunse a tutti gli effetti l’etichetta di noise) figlia illegittima della destrutturazione dissacrante della no-wave da cui muovevano i primi passi nella loro lunghissima carriera.
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Live report Sonic Youth + Zu
15 Jul 2007, 16:14 by odioilcarcere
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Sonic Youth + Zu
11 Jul 2007, 08:20 by viltrio
Sab 7 Lug – Sonic Youth, Zu
Gli scavi di Ostia Antica costituiscono la cornice ideale per il concerto di quello che è considerato, a ragione, uno dei più influenti gruppi della storia del rock.
La frase in 'critichese' è stata scritta. Passiamo ad altro. Arriviamo al luogo intorno alle 19 e 30, muniti di cibi finto-transalpini e (sic!) musicassette da ascoltare in macchina. Scendiamo e ci assalgono magliettari e incontri di ogni tipo: dal quasi-surreale al quasi-reato (cosa resterebbe negli scritti, senza le citazioni?). Il tramonto sul teatro è da brivido. Tutti quelli che amano i Sonic Youth per le loro velleità psichedeliche hanno pensato almeno per un attimo a 'live in Pompei' dei Pink Floyd. Ci sediamo e aspettiamo. Eccoli: arriva il gruppo sul palco! Ma non sono i Sonic Youth. Sono tre tizi, gli Zu: col sassofonista non ci litigherei mai...Il loro set dura una mezz'ora, basato su una ritmica assordante,ai limiti del tribale, costruita da basso e batteria. Il sax si diverte a rumoreggiare (ritmicamente, borborigmamente, a volte impertinente) sul muro che costruiscono gli altri due. Non mancano i momenti riflessivi che hanno la funzione di preparare alle esplosioni. C'è solo un problema: la maggior parte di quelli che stanno lì, aspettano i Sonic Youth.
Entrano, loro, un po' come hanno fatto nella storia del rock. In punta di piedi, con un sussurro di Thurston Moore (chi ricorda la prima strofa del primo pezzo del primo LP?). Il mito dichiara: 'Daydream Nation', mentre gli altri tre finiscono di disporsi. Kim Gordon, sempre affascinante in un vestito bianco che rivela insieme l'età che ha e l'età che vorrebbe avere. Lee Ranaldo, dall'aspetto ormai bonario, che imbraccia lo strumento attraverso il quale ci mostrerà il suo vero volto. Infine Steve Shelley, sempre in forma 'smagliata', che a fine concerto sarà probabilmente quello che ha figurato meglio.
Dei pezzi c'è poco da dire. Daydream nation è un disco splendido, e le canzoni, dal vivo, pur perdendo forse un po' di smalto, sono da brivido. Dalla monumentale Teenage Riot, unico vero inno dell'indie (chi ha pensato a qualsiasi altra alternativa può accomodarsi alla porta, una qualsiasi che gli capiti a tiro), al capolavoro Ranaldesco 'Hey Joni' nel quale il nostro sonico celebrante snocciola un rosario di date per noi fedeli dell'arzigogolo mentale, del flusso di coscienza che è un po' il concetto di base di tutta l'Arte del gruppo. Da antologia anche gli zompetti a gambe incrociate di Thurston Moore, che discendono diretti da quelli del video di 'Teenage Riot'. Il trittico che chiude il disco, e la prima parte del concerto, è l'immensa Trilogy, grazie alla quale possiamo passare in rassegna tutte le anime del gruppo. Dalla più psichedelica e squilibrata, nell'epocale riff di 'Hyperstation', a quella più disillusa di 'The Wanderer', fino alla furia distruttiva di 'Eliminator Jr.' affidata alla voce della Reverenda Signora Gordon.
Il concerto, e anche le ultime propaggini della mia adolescenza, potrebbero terminare qui.
Invece riappaiono, con Jim O' Rourke al secondo basso. Suonano brani degli ultimi album, e la differenza con i più vetusti, monolitici pezzi, si sente. E noi fan non ci accontentiamo mai. Non ci basta che abbiano suonato tutto Daydream Nation. Vorremmo anche tutto Evol, e tutto Sister, e così via.
Con un certo distacco direi che 'Jams run free' non è stata male, così come Incinerate. Devo ammettere che ho avuto un attimo di smarrimento quando ho visto Lee Ranaldo imbracciare una chitarra acustica (e qui potete mettere l'ovvia metafora politica, sessuale, scientifica, letteraria che volete: 'È un po' come se tizio si fosse messo a fare nonsochecosa').
Alla fine se ne vanno. Noi ci avviciniamo all'automobile parlando dei computer che abbiamo cambiato. In qualche nastro Daydream Nation sta facendo ancora rumore. -
7.7.’07
9 Jul 2007, 13:28 by musicletter
Sab 7 Lug – Sonic Youth
I Sonic Youth hanno sintetizzato l’essenza del rock mettendo in scena il fuoco chitarristico di Chuck Berry e le morbide deviazioni dei Velvet Underground. Sfondo incantevole. Pubblico delizioso. Insomma, quello di sabato è stato il più grande concerto di “rock and roll” di questa prima parte del 2007. La perfezione dell’imperfezione (7.7.’07). Tutto il resto è rumore.
(al prossimo numero di ML)
ps
mi sono accorto di questo spazio solo ora ;) -
"Stay free, stay good"
8 Jul 2007, 18:26 by ermannov
Sab 7 Lug – Sonic Youth, Zu
Una delle tante cose che mi rendono consapevole del culo avuto a vivere a Roma è vedere i concerti al teatro romano di Ostia Antica.
Ogni volta penso che cosa si può provare a suonare tra i mattoni che stanno lì da duemila anni con lo stesso scopo, messi su quando non c'erano né microfoni, né fari alogeni, né Marshall.
Daydream Nation è il disco che tutti dovreste avere.
Aspettate, lo so che ve l'hanno detto tutti, che i giornali musicali fanno di queste classifiche a cadenza semestrale, che tutti i vostri amici e soprattutto me vi avranno detto "ma questo è un disco fondamentale" parlando di mille e mille dischi.
Be', dimenticatevene.
Per una volta oltre alla sentenza vi darò la motivazione.
I Sonic Youth sono il gruppo per cui sono esistiti i Pixies, i Nirvana, I Blonde Redhead e pure i Marlene Kuntz e chissà quanti, che altrimenti avrebbero fatto altro.
Allmusic definisce il loro successo "improbabile", e ne ha ragione.
I quattro newyorchesi arrivarono nella scena musicale americana mettendo insieme il casino punk e la sperimentazione con l'aiuto di Glenn Branca, avanguardista inventore del termine "wall of sound", il muro di suono, la loro caratteristica sonora.
La musica dei Sonic Youth è questo, una bordata di chitarra in cui è impossibile distinguere note e accordi ma che sono comunque musica, in cui si può rallentare ma l'accelerazione è sempre in agguato, in cui le canzoni hanno una struttura complessa ma possono anche essere un messaggio registrato in segreteria con sottofondo di pianoforte.
Ma soprattutto i Sonic Youth sono un gruppo che ha sempre fatto politica ironizzando.
Ironizzando sull'America degli anni '80, su Reagan, sull'edonismo, su Madonna.
E il doppio Daydream Nation, la nazione del sogno a occhi aperti, di quell'ironia è il trionfo.
Preceduto dagli Zu, una band batteria basso e sassofono enorme che ha sicuramente studiato un po' da loro e un po' dal jazz, Thurston Moore, il chitarrista che non invecchia mai, va al microfono e dice "Daydream Nation"
L'attacco di Teenage Riot è un po' rilassato, io sono qui per
Silver Rocket, la seconda, ecco Silver Rocket, ed ecco il muro del suono, essì cazzo, c'è gente che vola per terra e bottiglie di schifossissima Bavaria ma io sto sentendo Silver Rocket, e
'Cross the Breeze che aspetto da sette anni, let's go walkin' on water, i wanna know, I WANNA KNOW, e
Hey Joni che è il momento di gloria di Lee Ranaldo che mitraglia note, e
Providence dove si vanno a bere qualcosa tanto c'è la segreteria, e
Candle che per loro è quasi un pezzo pop ma qui il pop non esiste e non è mai esistito.
E dopo il quarto d'ora psichedelico di
Trilogy qualcosa dall'ultimo Rather Ripped, doppio bis, gran serata, l'amico M mette il CD di Daydream che ci accompagna a casa e che avevamo già sentito all'andata.
("ma è stato bello?"
"te che dici?"
"mejo dei violent femmes?"
"e nun lo so, devo decide"
"ma avete pogato?"
"avoja, me so' magnato 'na cifra de porvere, pensa c'era 'na roscia che s'era persa 'na scarpa, ha visto tutto er concerto gobba pe' cercalla, e quanno è incominciato er pogo l'hanno pistata come l'uva")
http://portmeirion.blogspot.com/2007/07/stay-free-stay-good.html